|
|
“La piccolezza come possibilità dell’amore
al centro del
messaggio evangelico”
Attraverso questo contributo desidero lasciarvi alcuni spunti, o
semplici provocazioni su quell’affascinante tema che è
la piccolezza nella Bibbia, nella speranza che in
seguito ognuno possa approfondirlo personalmente, per
una crescita umana e spirituale illuminata dalla
sapienza scritturistica.
Partiamo da una costatazione extrabiblica. Cosa vuol dire
piccolezza? Etimologicamente l’aggettivo piccolo lo
si fa derivare da una voce onomatopeica: pikk-picc
ovvero il balbettare dei bambini. Quindi piccolo
significa essenzialmente bimbo; “Colui che manca di”,
il piccolo/bambino è colui che manca sempre “di”
qualcosa per poter sopravvivere, egli è un essere
insufficiente, non bastante a se stesso. Di conseguenza
per poter sopravvivere necessita d’essere raggiunto da
altri e da altro. La piccolezza è questa; il piccolo è,
o dovrebbe essere, colui che si ritiene tale.
Aprendo la Bibbia ci accorgiamo, forse con stupore, che tutta la
storia della salvezza è percorsa da una sorte di cifra
della piccolezza. Esiste una sorte di fiume carsico che
passa all’interno e grida la necessità, l’essenzialità
della piccolezza.
Alcuni di voi, presumo, hanno fatto visita alla splendida Cappella
Sistina in Vaticano, o almeno hanno sfogliato un
catalogo d’arte, qualcosa che rappresenta le scene
principali della volta della Sistina. Nella campata
centrale viene rappresenta una scena molto curiosa.
Abbiamo la creazione di Adamo e di Eva. Adamo è
addormentato ed Eva si sta sollevando, lei che è appena
stata tratta dal costato adamitico; con le mani giunte
si sta rivolgendo, con un’espressione commovente, al
Padre.
Questo Dio che le sta di fronte, questo Dio vecchio, meditabondo, è
posto da Michelangelo in un angolo. Al centro c’è Adamo
ed Eva; a fianco, in un angolo, relegato, abbiamo Dio
Padre.
Che cosa vuol dire questo? Dio crea facendosi piccolo. Dio per
poter creare qualcosa al di fuori di sé, s’è dovuto
‘ritirare’, “mettersi in un angolo”. Il primo ad essere
piccolo nella storia della salvezza, nella storia
biblica è proprio Dio. E questo perché lui è
l’infinitamente grande, lui è l’Onnipotente, lui è
colui che occupa tutto lo spazio; la sua libertà è
infinita, per cui se non si ritraesse, se non si
mettesse un po’ a lato, non ci sarebbe/starebbe nulla.
Occorre che Dio si ritiri, che Dio diminuisca, che si
ritragga appunto, per far spazio a un’alterità, ad una
libertà altra, all’uomo dunque, a ciascuno di
noi...
» continua
Il testo è stato
tratto dalla registrazione e rivisto dal
relatore
don Paolo Scquizzato S.S.C.
|