san Giuseppe
nell'ARTE
- La Natività (1)


di Paola, professoressa Valle 

Lo sposo di Maria, uomo maturo, giusto e saggio, padre putativo di Gesù, che vive a Nazareth e lavora come falegname diventa un soggetto importante in opere d'arte che durante i secoli sono state realizzate con varietà di tecniche e di materiali da molti artisti.

La figura di Giuseppe è presente nelle opere d'arte fin dal primo Medioevo, inserita in scene riguardanti la vita di Cristo e della Vergine; solo dalla metà del '300 comparirà come Santo a sé stante accompagnato dall'attributo della verga fiorita.

Gli artisti nel XV secolo raffigurano il Santo come uomo barbuto vestito con abiti di antica foggia; in seguito, seguendo intenti più realistici, con abiti borghesi o del lavoratore del legno.

Ogni artista, ispirandosi ai testi sacri, elabora in modo autonomo e originale il soggetto non tralasciando di far emergere, nel particolare contesto storico, la spiritualità del tempo interpretata dalla propria sensibilità: così troviamo san Giuseppe testimone della potenza e ricchezza della Chiesa o umile servitore che, con intimità devota, si accosta con affettuosa delicatezza al Bambino.

Attraverso il vario utilizzo di alcuni suoi attributi gli artisti definiscono i diversi ruoli che lo distinguono: la verga miracolosamente fiorita come segno divino della scelta per lo sposo di Maria, il bastone del viandante per il viaggio a Betlemme e la fuga in Egitto, il giglio della castità e gli strumenti del falegname.

Il ruolo di Giuseppe nella NATIVITÀ è stato variamente interpretato: alcuni autori lo mostrano posto in disparte nella scena, chiuso in sé stesso con atteggiamento pensieroso o dubbioso; altri ne colgono l'umanità e la dolcezza nel ruolo paterno mostrandolo intento ad asciugare i panni del Bambino o operoso a provvedere paglia e fieno per gli animali; altri ancora ne celebrano l'atteggiamento adorante.

Per esemplificare analizziamo, concentrandoci quasi esclusivamente sulla sua figura, due opere realizzate in contesti storici diversi che lo descrivono in atto devozionale:

1. Beato Angelico, "Natività",  1440, Convento di San Marco a Firenze - Fig. A

2. Lorenzo Lotto, "Natività", 1523, Washington National Gallery of Art - Fig. B

Procediamo con letture parallele: in entrambe il limitato numero di personaggi, la descrizione poco celebrativa del paesaggio, la collocazione del luogo della Nascita in una povera capanna evidenziano un contenuto scarno ed essenziale per portare l'attenzione sul gruppo centrale. Entrambe le opere mostrano Giuseppe in ginocchio, in atteggiamento adorante, posto di fianco a Maria a condividere con Lei l'importanza del ruolo. Nell'opera di Beato Angelico sono presenti anche due figure di Santi che, in linea con le nuove concezioni di pensiero del '400 sono realizzate nella stessa scala metrica dei protagonisti.

Beato Angelico, frate domenicano, usa un linguaggio ascetico pur se attento alla realtà contemporanea, come esige il contesto storico artistico dell' Umanesimo. Le figure sono solide, ben definite, le pieghe delle vesti cadono morbidamente, la monumentalità che ne deriva è unita alla sinfonia dei colori le cui tonalità, ancora memori del tardo gotico, smorzano la drammaticità della scena. La liricità ed il tono ascetico che la narrazione trasmette, la descrizione spoglia di decorativismi e la gestualità misurata dei personaggi ben si accordano con la vita meditativa dei frati a cui l'opera era indirizzata. Giuseppe veste all'antica con tunica e mantello nei colori viola e giallo-marrone. I colori giallo e viola simboleggiano la coesistenza di vita materiale e spirituale: vengono usati nel sacerdozio; il marrone è il colore della terra preso a simbolo dell'energia, della forza e del sostegno che Giuseppe ha offerto senza porre condizioni.

Anche nella pittura di Lorenzo Lotto Giuseppe è rappresentato maturo e barbuto, è un uomo saggio, condivide in primo piano con Maria il ruolo di responsabilità ed è inginocchiato in adorazione di un Bambino sgambettante adagiato su un candido panno posto su una cesta. Le figure dei genitori formano la VERA grotta intorno al figlio (ruolo protettivo di Giuseppe), l'ambientazione di sfondo, molto realistica, riproduce un paesaggio rurale su cui, in scorcio, è posta la capanna.

L'artista, anticipando i dettami della Controriforma, diminuisce il valore sacrale della narrazione, realizzando figure molto più "concrete" di quelle dipinte dall'Angelico. Il realismo dei soggetti è ottenuto col movimento dei corpi, con la volumetria degli abiti, con i forti contrasti coloristici e con i marcati chiaroscuri: la luce incide violentemente su tutta la domestica scena. L'atteggiamento di tanta fervida devozione e d'amore di san Giuseppe verso il Bambino si trasmette all'esterno fino a coinvolgere il fruitore.

L'interesse dell'artista, come tipico della pittura del tardo '500, si volge ai dettagli degli oggetti meno significativi (due tortore, il Crocifisso, la botticella, il sacchetto di tela, ecc.) per rendere più concreta e veridica la narrazione, ma altresì per caricarla di significati simbolici importanti e meglio comprenderla. Anche in questo dipinto la foggia antica  degli abiti di Giuseppe dà fasto alla figura: qui la tunica  è di colore rosso come il sangue, la vita o l'amore. Ritroviamo il bastone del viandante come attributo, ma anche come oggetto realisticamente descritto.»continua
 

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