san Giuseppe nell'ARTE - La Natività (3)


di Paola, professoressa Valle 

Concludo l'analisi della figura di S. Giuseppe nella scena del Presepe rappresentato nell'atto di compiere azioni legate alla quotidianità. Persa ogni valenza celebrativa il suo ruolo diventa molto concreto; lo si trova intento a provvedere paglia e fieno per gli animali, ad asciugare i panni del Bambino, a portare la candela o la lucerna per illuminare la stalla (tema simbolico dedotto dalle Rivelazioni di S. Brigida), insomma a preoccuparsi delle necessità contingenti.
Perciò, più che l'espressione del viso, spesso insignificante, o la postura del corpo, interessano i gesti che evidenziano le azioni svolte o gli oggetti che le individuano.


Così Hieronymus Bosch, arguto pittore fiammingo della seconda metà del '400, nel Trittico dell'Epifania (1512-16) (fig. 1) presenta San Giuseppe intento ad asciugare i panni del Bambino. Nel pannello laterale sinistro, relegato in fondo, posto sotto una malandata tettoia, accovacciato davanti ad un fuoco improvvisato, il Santo tiene nelle mani la stoffa che espone alla fiamma attento a non bruciarla; non partecipa alle vicende di vita agreste né all'evento in primo piano, grandiosamente e dettagliatamente descritti. Unico collegamento alla scena centrale il gesto di torsione del capo volto all'esterno del quadro. Questa figura, dalla forte umanità, rappresenta un padre operoso e premuroso che sdegna gli onori degli offerenti e dei Re Magi, lascia il luogo dove troneggiano Gesù e Maria ed occupa uno spazio laterale decisamente insignificante; si preoccupa di risolvere un problema contingente, mostrando attraverso questo gesto concreto il realismo e l'attualità del ruolo paterno.


Analogamente emerge dalla Natività del 1504 di Albrecht Durer (fig. 2) un San Giuseppe molto umano. L'alto grado di partecipazione emotiva che l'opera raggiunge è ottenuto con la tecnica dell'incisione di cui l'artista tedesco è grande maestro; l'essenzialità del bianco e nero sapientemente graduato consente la perfetta lettura dell'opera fin nei minimi particolari quanto o forse più di una realizzazione a colori. Il tema della Natività si ambienta in una vecchia fattoria nord europea con l'intonaco sbrecciato da cui spuntano arbusti; la scena si svolge in due vani architettonici che, seppur diroccati, testimoniano l'antica dignità: sotto il portico Maria adora suo figlio disteso su un panno adagiato su un blocco di legno, nel cortile antistante Giuseppe, attinta l'acqua al pozzo, meticolosamente la versa in una brocca dalla stretta imboccatura. Il semplice gesto quotidiano, per nulla celebrativo, è reso molto realistico proprio dalla precisa descrizione dei dettagli. La grande capacità tecnica, attraverso la finezza del segno grafico, consente di indagare ogni cosa nei minimi particolari cosicché la scena, dominata da una tranquilla atmosfera, trasmette sensazioni di pace. Tutti i soggetti religiosi vengono, da Durer, trattati con sincera partecipazione, attualizzati in una visione quotidiana semplice e bonaria, carica di sentimenti che colpiscono a fondo l'animo del fruitore.

Nell'Adorazione dei pastori (1529-30) (fig. 3), opera su tavola del Correggio, si assiste ad un significativo mutamento di stile dell'artista, famoso per la decorazione ad affresco di imponenti cupole di chiese parmensi. Egli,abbandona la ricerca della monumentalità a favore di descrizioni cariche di naturalezza, dove emergono forti sentimenti e valori intimistici; non celebra solennemente l'evento, ma mostra la dolcezza dei sentimenti colti nella semplicità degli atti. La Nascita miracolosa si compie tra le oscure rovine della stalla alla presenza di due servette e di un pastore. In alto, da un luminoso volo angelico, si irraggia la luce (carica di valore simbolico) che squarcia le tenebre e colpisce con intensità i personaggi. Un'altra luce, questa divina, è emanata dal Bambino; essa raggiunge il volto dolcissimo della Madre felice e abbaglia il gruppo dei pastori mentre un altro raggio sfiora la testa di Giuseppe facendolo emergere dalla penombra del paesaggio di fondo. Uscito dall'oscurità il Santo interpreta un ruolo secondario: sta governando l'asino, svolge un'azione quotidiana umile e priva di valore celebrativo; i suoi gesti mettono in evidenza, simbolicamente, le doti di ubbidienza e disponibilità al servizio della Sacra Famiglia che sono proprie del Santo. L'umanità di Giuseppe, lo spirito di servizio, le sua azioni concrete, le attenzioni alle esigenze  quotidiane e l'umiltà del suo comportamento sono stati gli aspetti scelti dagli autori di sacre rappresentazioni per la messa in scena di spettacoli tanto apprezzati anche dagli strati sociali più umili.

 

Via Anfiteatro, 4 - Aosta - tel 0165.262149