san Giuseppe nell'ARTE - La Sacra Famiglia
di Paola, professoressa Valle 
 

Dopo la Natività, uno dei temi più frequenti nelle rappresentazioni pittoriche è senza dubbio la Sacra Famiglia. Il gruppo dei Genitori col Bambino è talvolta accompagnato dalle figure di S. Giovannino e/o di santi, ma l'essenza del contenuto ed il significato del messaggio vanno cercati nelle tre figure principali.

Gli artisti si attardano sull'analisi dei volti per descrivere, attraverso lo scambio degli sguardi, gli stati d'animo del momento nonché i forti affetti famigliari che legano i soggetti; l'intensità delle emozioni è tale da colpire anche il fruitore che viene coinvolto e idealmente reso partecipe dell'evento.

S. Giuseppe riveste il ruolo specifico di padre, è un uomo maturo dal viso sereno, descritto con il capo caratterizzato dalla calvizie che consente di mettere in luce la spaziosa fronte, simbolicamente ricettacolo di grande saggezza ed elevati pensieri. Spesso è accompagnato dal bastone del viandante, indossa un mantello marrone di foggia antica; il colore della terra simbolicamente rappresenta le energie terrestri necessarie a chi ha il compito di sostenere con forza tutta la famiglia. Per queste prerogative il Santo viene scelto, nelle devozioni popolari, quale protettore dei padri di famiglia.

Confrontiamo due opere, tra le molte significative, dove la figura di S. Giuseppe assume connotati importanti grazie alle originali soluzioni narrative e tecniche adottate dai due autori dalla prorompente personalità artistica:

·  Raffaello, Sacra Famiglia con Santi Elisabetta e Giovannino, 1507 Monaco (fig A)

·  Michelangelo, Tondo Doni, Sacra Famiglia, 1503-04 Firenze (fig B)

 

 

 

 

 

Raffaello e Michelangelo sommi esponenti della pittura italiana del '500, pur con soluzioni differenti, hanno portato a livelli altissimi le ricerche innovative del Rinascimento fino a superarle anticipando quelle future. Nelle opere di Raffaello è chiaramente evidente l'adesione al pensiero della Chiesa e l'allineamento alle idee del committente, mentre in quelle di Michelangelo emerge la forte personalità, poco duttile e comunque molto critica nei confronti del suo tempo, di un uomo che vive isolato in contrasto con i contemporanei.

Nella tavola di Raffaello (fig A) vi sono cinque figure (S. Giuseppe, Maria, Gesù, Elisabetta e Giovannino) disposte in gruppo a struttura piramidale. La composizione, ben organizzata, presenta nella solida base le figure delle due madri che reggono i rispettivi figli, mentre il vertice, ideale punto di convergenza ed al contempo di divergenza, è pienamente occupato da S. Giuseppe che diventa perno vitale della composizione. Il santo si appoggia pesantemente al bastone, suo attributo iconografico che allude al viaggio a Betlemme e alla fuga in Egitto, volge il volto verso Elisabetta in un intenso colloquio di sguardi. Raffaello si allontana dalla ricerca del verosimile, le sue "dolcissime" figure, trattate con dovizia e grazia, vengono costruite secondo schemi ideali, hanno atteggiamenti delicati e visi sereni, sono immagini perfette che risultano dalla fusione di idealizzazione e realismo. Con meticoloso lavoro di analisi e scelte a volte sofisticate, definisce i sentimenti dei personaggi, senza violenza, quasi filtrandoli attraverso un velo. Con affetto e simpatia si sofferma a definire i teneri corpi dei Bimbi intenti ad un approccio di gioco o la naturalità dei gesti degli adulti; indaga in profondità gli stati d'animo mostrando attraverso l'espressione dei volti i saldi legami affettivi che li uniscono.

La stessa armonia è trasmessa dal limpido paesaggio descritto sullo sfondo e realizzato con raffinata tecnica chiaroscurale; memore dell'esperienza dello sfumato leonardesco, Raffaello definisce tutti i dettagli degli oggetti senza marcare il contorno con un segno netto; su ogni cosa aleggia un'aura di serenità.

La pittura di Michelangelo, fortemente reazionaria nei confronti delle suggestioni leonardesche, cerca il vigore fisico attraverso il risalto plastico delle figure al fine di celebrare la forza morale interiore (fig. B). Le figure della Vergine, di S. Giuseppe e di Gesù - di grandi proporzioni - compongono un gruppo molto serrato, solido come un blocco di marmo, ma altresì dinamicamente articolato nel complesso concatenarsi dei moti. Michelangelo, che predilige la scultura tra tutte le arti, applica analoghi criteri alla pittura dando forte volumetria alle possenti forme esaltandole con modellazione energica definita sia dai contrasti chiaroscurali sia dai colori squillanti carichi di intensa luminosità, sempre marcati da netti contorni.

Per meglio comprendere il significato del Tondo Doni è utile tenere conto della valenza simbolica in esso contenuta: nello sfondo, separato dal primo piano da un parapetto, si muovono figure ignude diversamente interpretabili: o simboli del paganesimo poi superato dalla venuta di Cristo o figure profetiche in forme classiche richiamanti il passato o rappresentazione di peccatori in attesa di purificazione. Nel gruppo della Sacra Famiglia S. Giuseppe non è caratterizzato dal bastone, posto con Giovannino alle spalle della Vergine rappresenta il tempo del Vecchio Testamento, mentre il Bambino (Cristo incarnato) il mondo futuro, l'età della Redenzione. Così Giovannino posto immediatamente oltre il parapetto, ma con lo sguardo rivolto in avanti  simboleggia il legame e la continuità tra mondo pagano e mondo cristiano. S. Giuseppe racchiude nel suo corpo quello di Maria e quello di Gesù, è colto nell'atto di sostenerli materialmente, ma anche idealmente. Maria si volge, con un'ardita torsione, ad accogliere dalle forti braccia del suo sposo il "prezioso dono" che le viene porto dal retro; il moto rotatorio dei corpi che segna un andamento a spirale unito a quello degli sguardi fortemente concatenati caratterizza le figure michelangiolesche sempre agitate da moti interiori riflessi all'esterno dal dinamismo dei muscoli.

Lo stile di Michelangelo si distingue per forza e solidità, dalla postura dei corpi e dall'espressione dei volti scaturisce l'energia interiore di UNA UMANITÀ GRANDIOSA che possiede quel "FUROR" trasmessole direttamente da Dio.

A differenza di Raffaello la descrizione degli eventi è molto concisa, non si disperde in poetiche annotazioni paesaggistiche, è tutta concentrata su analisi puntuali, talora dure ed impietose, del tema trattato.
 

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