"Responsabilità indiretta"


Non si "uccide" più, solo direttamente, a bastonate o in altro modo. oggi non si ruba più, solo infilando la mano nella tasca del vicino in metropolitana o svaligiandogli la casa d'estate. oggi si fa del male indirettamente, quasi senza rendersene conto. Ad esempio investendo il nostro denaro in realtà che promuovono guerra e distruzione, che sfruttano i lavoratori, distruggendo l'ambiente e le persone, inquinando falde acquifere o deviando fiumi e costruendo dighe.
Allo stesso modo, oggi non si fa del bene solo con l'elemosina o accogliendo un minore abbandonato o sostenendo a distanza l'educazione di un bambino. Lo si può fare anche indirettamente, investendo il nostro denaro in realtà che aiutano popolazioni povere attraverso lo strumento del microcredito, comprando certi giornali e non altri, premiando certe politiche e non altre. Oggi siamo consapevoli delle conseguenze indirette di tutti i nostri comportamenti, delle nostre decisioni, delle nostre scelte. O le indirizziamo a favore della pace, dello sviluppo dell'umanità, dei poveri, della tutela dell'ambiente e delle nostre comunità, o contro tutto ciò.

Comincia una nuova era. L'era della consapevolezza. Non basta più constatare che viviamo in un villaggio globale. Occorre fare un passo in più. La conoscenza responsabile diventa la base per trasformare la cultura, l'educazione, l'informazione, l'economia, la società. In meglio o in peggio. Tutto dipende da ciascuno di noi.

(Dall'introduzione seminario Caritas italiana "La responsabilità indiretta" - 9 febbraio 2011 -
Forum Sociale Mondiale Dakar/Senegal)





 


 

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