Chi sei, Signore? [2]

di m. Patrizia Graziosi

L’immagine forse più bella della Provvidenza, che rievoca quella tenerissima del salmo 130 (131):

“Io sono tranquillo e sereno come bimbo svezzato in braccio a sua madre...”, la troviamo nella Lettera Eucaristica (n. 23):... lasciamo che la divina Provvidenza guidi ogni cosa come una madre la quale conosce bene tutte le nostre necessità”.
Una madre e il suo grembo. La figura della madre rimanda alle origini e alla casa; applicandola alla Provvidenza, Padre Médaille dice: Dio non è un barlume del nostro orizzonte, Egli è il nostro “oriente”, il luogo da cui veniamo e “dorme nel più profondo di noi” (G. Thibon). I fatti della vita sono la via del nostro ritorno a casa perché attraverso ogni evento passa una strada che porta a Dio. E “quando c’è una meta anche il deserto diventa una strada” (proverbio tibetano). Nel salmo 105, canto al Dio che guida gli Ebrei nel deserto, leggiamo: il Signore “distese una nube per proteggerli” (v. 39). La traduzione letterale che ne dà Erri De Luca recita così: Dio “stese una nuvola come tappeto”. Il Signore dispiega in cielo la nube ed essa, con la sua ombra, disegna sulla terra un tappeto, chiaro segnale della direzione da seguire. Dio, come una madre, “guida ogni cosa”. Ecco allora la fiducia in Chi ci ha generato e che sempre si prenderà cura di noi.
Kabir, poeta mistico indiano del XV secolo, scrive: “Cuore mio, non staccarti dal sorriso del tuo Dio, non errare lontano da Lui! Colui che veglia sugli uccelli, sulle bestie e sugli insetti, Colui che si è preso cura di te quand’eri ancora nel seno di tua madre, non ti custodirà ora che sei uscito?”.
La Provvidenza è come una madre: è la risposta più “umana” e alta di Padre Médaille su quale sia il volto di Dio. [1] [3]