Tutti siano uno [2]

di m. Patrizia Graziosi

La comunione è il volto di Dio. Solo quando si è guardato allo specchio, come dice la Genesi,...

Dio ha creato l’uomo a sua immagine, quindi per grazia siamo resi il riflesso dell’Amore trinitario e sentiamo in noi l’anelito verso l’unità. La nostra missione? “Voglia la bontà divina farci conoscere la sublimità di questo fine e assisterci perché diventiamo strumenti adat­ti a realizzarlo!” (LE 30).
Padre Médaille ci sta dicendo che siamo chiamati ad essere strumenti di unità, solo strumenti e strumenti adatti (LE 30), deboli (LE 32), semplici (EC I,II - in francese pur), quasi a ricordarci che “siamo manovali, non capomastri, servitori, non messia.” (Oscar Romero). E il verbo francese, tradotto con realizzare, lo esprime in modo chiaro: il verbo è “faire reussir”, farlo riuscire. Noi non siamo chiamati ad essere strumenti che “realizzano”, ma strumenti che si lasciano usare perché il progetto di un Altro “riesca”: noi “siamo profeti di un futuro che non ci appartiene” (Oscar Romero), siamo creta e non vasaio, secondo la bella immagine del profeta Geremia ripresa da Padre Médaille in EC: “Concedimi di essere tra le tue mani come materia prima e inerte e non ancora modellata, capace solo di ricevere il modello e le forme che le vorrai imprimere; che io diventi come un sem­plice strumento incapace di ogni iniziativa per essere mosso da Te solo...”.
Allora non siamo chiamati a “costruire” la comunione perché non ci appartiene e perché ci precede: è già impressa, come dono dello Spirito, nel nostro DNA di figli di Dio e di discepoli di Gesù Cristo. “Dio ha già posto una volta per sempre l’unico fondamento della nostra comunione. Dio ci ha uniti in un solo corpo in Gesù Cristo, molto prima che noi entrassimo a far parte di una comunità” (D. Bonhoeffer). [1]