Misericordiosi come il Padre [3]

di m. Patrizia Graziosi
Dalla esperienza della “bontà infinita” di Dio e della misericordia verso di noi...

nascono le “buone opere”, espressione che ricorre sovente nel linguaggio di Padre Médaille. Sono “le opere di misericordia spirituali e corporali”, tutto ciò che “Dio desidera da noi” (MP XI, 5) e che devono avere in Lui “il principio e il fine”, la loro origine e la loro motivazione (MP IV, 5).
La grazia ricevuta deve essere donata, “passando di perdono in perdono”. Passando a chi? È la domanda che ci portiamo dentro anche dopo aver ascoltato e meditato più volte la parabola del Samaritano. È la tentazione dei numeri, degli elenchi, di classificare le persone, di giocare al ribasso, di voler sapere fino a che punto deve arrivare la nostra misericordia.
E Padre Médaille che ben conosce l’animo umano, fa una precisazione che spiazza ogni nostro dubbio. Egli scrive: “... professate in tutto e ovunque ... la più cordiale carità e misericordia verso ogni prossimo” (CP 35). “In onore di san Giuseppe... faranno professione di una perfetta carità e misericordia verso ogni prossimo” (CP 112).
Ogni prossimo, precisa, nessuno escluso. Scrivendo “ogni”, ci dice: devi essere prossimo di qualunque persona che incontri nel cammino della vita o a cui sei mandata dall’obbedienza, basta che tu “la guardi con occhi sinceri” - come scrive papa Francesco - e veda in lei un fratello o una sorella. E liquida così come assurdo e senza senso il nostro desiderio, più o meno consapevole, di avere un elenco preciso di persone a cui offrire misericordia, nomi da consultare per sapere se essere prossimo o essere estraneo.
E Padre Médaille precisa: “in tutto e ovunque” ossia senza esclusione e sempre, non altalenando, zigzagando qua e là, oggi sì e domani no, qui sì e lì no, ma in ogni circostanza e in ogni tempo.
Grazie, Padre Médaille. [1] [2]