Angeli

di Elisabetta Civallero, Cuneo
In un campo nomadi, si presenta un artigiano, bella persona con occhi luminosi e sorriso aperto, che emana simpatia a pelle.

È accompagnato da chi di dovere perché si tratta di risolvere qualche questione legale. Il giovane, non più tanto giovane, ma non anziano, viene ricevuto dalla matrona, “sovrana” del campo. La donna, prima di affrontare lo spigoloso problema, lo accoglie con una saggezza atavica, quasi con affetto, nonostante il ruolo poco comodo per cui lui è in quel luogo.
Lo fissa e, con riverenza, gli dice: «C’è un Angelo posato sulla tua spalla sinistra che ti accompagna e ti guida nel tuo lavoro. Qualcuno ti vuole bene. Questo qualcuno se n’è andato, ma non ti abbandona».
«È mio padre, so che è mio padre»: lui ne è certo.
E così, in una realtà non proprio comoda, ai margini di una società che si definisce civile, si parla di Angeli.
È straordinario incontrare in tutte le culture, dalle primitive alle orientali, dal mondo occidentale cristiano a quello ebraico, musulmano, zoroastriano, la presenza degli Angeli.
Come l’Angelo Gabriele disse a Maria: «Salve, piena di grazia, il Signore è con te» (Luca 1, 28-29), così a Natale, gli Angeli compaiono sulla capanna e il loro messaggio sarebbe chiaro, se ascoltato e capito: Dio ti vuole bene, ti sta vicino donandoti un “Compagno” che ti guida. Si tratta di accorgerci della sua presenza.
“L’Angelo di Dio”, quindi, non è una preghiera qualunque, ma una formula trasversale, universale sulla quale vale veramente la pena riflettere perché, forse, ognuno di noi vive nel mondo con un Angelo sulla propria spalla. Infatti: “Egli darà ordine ai suoi Angeli di custodirti in tutti i tuoi passi” (Salmo 90).
Speriamo che sia così.