Come sabbia o come semente? [4]

di madre Patrizia Graziosi
La vita può sfuggire come sabbia: se prendiamo in mano un pugno di sabbia e lo lasciamo cadere poco alla volta sul terreno fertile,...

vedremo che si deposita sulla terra restando sabbia e i suoi granelli sono improduttivi. Anche il Vangelo ci dice che la casa costruita sulla sabbia è fragile, inconsistente, in balia dei venti e delle tempeste, facile a crollare perché priva di fondamento. Stiamo forse vivendo così il nostro tempo? un tempo impoverito di attenzione all’altro, di ascolto di Dio, di gioia nelle piccole cose, di generosità? un tempo perso nella banalità dei giorni? Durante la vita, scrive Qohelet, “è tempo di trovare tempo” per ricordarsi del Creatore, del “da dove veniamo” perché “il tempo è la nostra nave, non la nostra dimora” (Lamartine).
Ma la vita può sfuggire come semente: se prendiamo in mano un pugno di semi e lasciamo che poco alla volta cadano sul terreno fertile, li vedremo penetrare lentamente nella terra fino a scomparire. Lasciando tempo al tempo, vedremo spuntare prima un filo d’erba, poi un piccolo germoglio e alla fine un fiore. La semente è il segno della vita che fiorisce e dà frutto e a noi che crediamo dice: “Ogni istante può essere la piccola porta attraverso la quale può entrare il Messia” (aforisma giudaico). Il tempo è il luogo della carità e vivere così è il cammino di tutta la vita.
Alla morte si arriva come ci si è preparati. “O Signore, concedi a ciascuno la sua morte, frutto di quella vita in cui trovò amore, senso e pena” (Rilke). Padre Médaille direbbe: in cui ha “praticato la grande virtù dell’amore” accettando, come il seme, di morire perché altri abbiano la vita. [1] [2] [3]