Pandemia: quali insegnamenti trarre?

di suor Ester Baudino, Cuneo
Don Claudio MargariaUna lettura a sfondo filosofico e sociologico, eppure generosa di riferimenti concreti, la relazione di don Luca Margaria all’Assemblea triennale...

delle Suore di san Giuseppe di Cuneo. Un modo originale e trasparente di interpretare la vita di tutti noi e la storia in questo tempo di coronavirus.
Tratteggio in sintesi gli elementi che sento più significativi e che, mi pare, abbiano suscitato maggior interesse nell’assemblea.
Il relatore ha iniziato citando il brano di Vangelo della moltiplicazione dei pani e dei pesci (Mt 14, 13-21) perché ha qualcosa da dire sulla situazione che abbiamo vissuto e che viviamo. Gesù accoglie una folla numerosa che lo ascolta a lungo, fino a sentire fame. “Congedali!”, è l’invito degli apostoli. È la logica del calcolo che soppesa tutto, che invita a ritirarsi in un luogo sicuro di fronte alla dura realtà, perché ci ritroviamo fragili, “piccoli e poveri”. Ma l’invito del Vangelo è di stare nel mondo secondo la logica della compassione, proprio con le nostre debolezze e paure…
La situazione del covid ha radicalmente cambiato la vita. Ha sradicato stili a abitudini ormai collaudati catapultandoci in una modalità nuova e sconosciuta. Il tutto ha creato molte problematiche, pur con alcune “bellezze”.

  • La riscoperta della natura, che è tornata ai suoi colori alla sua purezza.
  • La conquista della capacità di godere delle cose semplici e dei piccoli passi.
  • L’assaporare la gratuità del tempo al di fuori dei ritmi stressanti.
  • La speranza, tenuta viva, raccontata e condivisa, di ricominciare comunque.
  • L’esperienza di gratitudine e di solidarietà reciproca autentica e allargata.

Il lockdown, “rottura” obbligatoria nel campo delle relazioni, del lavoro, dei rapporti parentali ecc. ha fatto affiorare il desiderio della vita vera al di sopra delle cose superficiali. Eravamo incasellati negli impegni di ogni tipo, scadenze, orari stretti, ansia di uscire… Ci siamo trovati improvvisamente “liberi” di fronte a noi stessi nella ricerca di strade nuove. Ognuno ha un vissuto questo tempo di sofferenza, di attesa, di imprevedibilità in modo diverso. Si sono cercante altre strade di comunicazione e di relazione rispondenti ai bisogni. In tutti è nata una dimensione nuova di come leggere e di camminare nella storia.
Come lasciare che questa nuova modalità di vita ci parli?
Uscendo dallo schema del “già saputo” e vivendo in questa nuova realtà, sia pur frammentaria, sullo stile di Gesù: «Date loro voi stessi da mangiare». Tessendo il vissuto di compassione e di amore.
«Ci siamo illusi di vivere sani in un mondo malato» ha detto papa Francesco. Infatti ora siamo tutti sulla stessa barca, insieme, uguali, sballottati dalle onde. Tutti fragili e malati, spinti a sostenerci l’un l’altro perché se ci salviamo succederà a tutti insieme. Siamo liberati dalla pretesa di vittoria su tutto. Abbiamo imparato ad accogliere l'imprevedibilità della vita e, pur credendo ancora in essa, occorrerà cambiare il nostro modo di affrontarla.