E… si diffonde la Parola

una partecipante
E... si diffonde la ParolaSiamo nella prima Chiesa, descritta nel brano degli Atti (2, 1-41), così come è nata, con le sue gioie e le sue difficoltà.

Anche oggi la nostra Chiesa sta facendo un cammino sinodale, tutti noi siamo chiesa e abbiamo delle responsabilità. Siamo nel cenacolo: gli apostoli si sono riuniti in preghiera e la legge sta per essere superata. C’è qualcosa che viene dall’alto, qualcosa di nuovo. C’è una nuova legge che parla nella profondità del cuore. Il cenacolo è il luogo dei ricordi, ma anche della paura. I discepoli hanno già accolto la resurrezione ma sono perseguitati, spaventati. Manca ancora quel coraggio, quella fede che li aiuti a uscire per annunciare il Signore.
Lo Spirito Santo arriva all’improvviso nel segno del fuoco. Il Signore non usa il nostro calendario… Dallo stesso fuoco ogni discepolo riceve la sua fiamma, che non solo si posa sul capo, ma scende nel loro cuore, nelle profondità dell’essere e li trasforma, dà loro il coraggio. La prima reazione è lo stupore. Poi, spinti dallo Spirito, escono e iniziano a parlare. La Parola si diffonde tra la gente. Ogni persona sente e comprende l’annuncio nella propria lingua. Sì, perché il Signore parla la nostra lingua, parla nella profondità dei nostri cuori, ma soprattutto parla ad ognuno di noi così come siamo, nella realtà della nostra vita. I discepoli raccontano l’opera meravigliosa di Dio e le loro parole trafiggono il cuore, non per ucciderlo, ma per dargli vita, metterlo in movimento.
Possiamo chiederci: noi quando usciamo dalle nostre chiese di chi parliamo?
Ci si sente tutti fratelli, figli di uno stesso Padre, perché chi accoglie la parola sente nascere dentro di sé un amore grande verso le persone. Tuttavia, per donarlo bisogna prima averlo ricevuto, oltre a sentire che è un amore diverso, che profuma di eternità. Amiamo se ci sentiamo amati.