Provvidenza

Chi sei, Signore? è la domanda di sempre dell’uomo e padre Médaille risponde: Dio è Provvidenza. E chiarisce il senso del termine non usando una definizione, ma ricorrendo ad immagini, più immediate e così tenere da stupire che siano uscite dalla penna di un uomo.

L’immagine più bella della Provvidenza appare nella Lettera Eucaristica, il testo carismatico del Piccolo Disegno, e rievoca quella tenerissima del salmo 131 (130): “Io sono tranquillo e sereno come bimbo svezzato in braccio a sua madre…”.  Padre Médaille scrive: “lasciamo che la divina Provvidenza guidi ogni cosa come una madre la quale conosce bene tutte le nostre necessità” (23). La Provvidenza è come una madre: è la risposta più “umana” e alta di padre Médaille su quale sia il volto di Dio. Dio non è un barlume del nostro orizzonte, Egli è il Dio-con-noi, è il nostro “oriente” e i fatti della vita indicano la via del nostro ritorno a “casa”: attraverso ogni evento passa, infatti, una strada che porta a Dio e noi andiamo, custoditi sempre, qualunque cosa accada, dal suo amore fedele.

Le “mani”, le “braccia” e il “grembo” di Dio sono altre espressioni, tipicamente bibliche, che più ricorrono nelle Massime: “abbandono totale di sé nelle mani della Provvidenza” (100), “confidente abbandono fra le braccia amorevoli della Provvidenza (96). “Affidate ogni cosa alla Provvidenza di Dio vostro Padre” (X,5). C’è un Dio che provvede e se i passeri, che sono gli uccelli più modesti, sono nel pensiero di Dio, a maggior ragione noi che siamo suoi figli. “La vostra fiducia in Dio, al quale nulla è impossibile, deve essere incrollabile” (massima 9): non semplicemente fiducia, ma fiducia che non si sbricioli in minuscoli granelli di sabbia.

Il filo della Provvidenza, tuttavia, a volte è misterioso e facciamo fatica a vederlo. La nostra vita è come avvolta da luci e da ombre e noi sovente siamo a corto di fiducia. Padre Médaille ci incoraggia: “Non considerate mai gli imprevisti, per quanto spiace­voli, come contrarietà… Considerateli come espressioni della dolce e affettuosa Provvidenza di Dio Padre ver­so di voi,” (Massima VII,3). Gli imprevisti giungono inattesi e sovente sono spiacevoli. Li possiamo vedere come intralci e vivere nell’ansia o credere che l’amore di Dio ci guida e vivere in quella pace che nulla può turbare.

E il motivo è semplice: “Tutto quello che viene dalla mano Dio ci è molto utile se lo riceviamo con le dovute disposizioni” (massima X,6). “Tutto concorre al bene di coloro che amano Dio…”, scriverà san Paolo ai Romani. La Provvidenza è il filo d’oro che intesse e guida la nostra vita; ogni evento che accade porta un suo messaggio, a volte chiaro e altre volte oscuro. Allora, il cuore può aprirsi alla speranza: “Quando tutto sembrerà perduto, attendete tutto dalla bon­tà divina” (massima XII,2).

E le cose che ci mancano? Anch’esse sono segno della Provvidenza, perché mantengono vivo in noi il senso dell’attesa. Non tutto ciò che ci manca chiede di essere riempito, ma diventa passaggio verso Colui che solo è in grado di colmare la nostra esistenza incompiuta.

Credere nella Provvidenza non è, però, invito ad essere inattivi. “Applicatevi come se tutto dipen­desse unicamente da voi(massima III,4): Dio non si sostituisce a noi. Nel suo grande disegno, Egli affida alle nostre fragili mani una missione unica. Certo siamo niente in noi stessi, di qui la fiducia in Dio, ma grandi perché solo con il nostro contributo si potrà realizzare il sogno originario di Dio.

Anche alla fine della sua esistenza terrena, la parola che svela il segreto della fede incrollabile di padre Médaille è Provvidenza.