Accoglienza: scelta educativa e missionaria

In vista dell’imminente inizio del nuovo anno scolastico in Italia, sorge spontanea una riflessione sul valore e sulla responsabilità della nostra presenza nel mondo dell’educazione. E questa è una bella occasione per riscoprire l’accoglienza come scelta educativa e missionaria, chiedendoci come viene svolta, nelle diverse realtà in cui siamo presenti.

Qual è la convinzione che aiuta a sostenere l’entusiasmo di chi si dedica all’educazione fino alla fine del proprio cammino, e anzi anche oltre? Forse è coltivare la certezza che l’educazione è il compito più arduo, ma anche il più importante per ogni adulto. Ogni adulto è educatore e il compito educativo, per se stessi e per gli altri, dura tutta la vita. È cardine per la convivenza umana. Occorre prenderne coscienza.

Certo è che l’educazione in qualche modo si identifica con la relazione. E la relazione non è altro che un continuo scambio di esperienze, di ascolto, di incontro-scontro, confronto e sguardi che sono la ricchezza più grande che si ha.

Ed educare significa per prima cosa accogliere. Accogliere una persona nella sua unicità, nella sua storia, nelle sue fragilità e nelle sue potenzialità; creare uno spazio nel quale ciascuno possa sentirsi riconosciuto e accompagnato. L’accoglienza non è dunque soltanto una premessa dell’educazione: è già un gesto educativo, perché dice all’altro «tu ci sei, sei importante», «c’è posto per te», «puoi crescere insieme a noi».

Quello educativo è un compito che richiede moltissimo, perché la responsabilità è grande e, nell’educare, uno dà se stesso, ciò che ha, ciò che è; per questo il compito educativo si regge sull’autoeducazione. «Educare educandosi», diceva Evély.

È questa consapevolezza che attraversa, nelle forme diverse, presenza e opera delle Congregazioni della Federazione: nella scuola e nella formazione, nei servizi rivolti ai bambini e ai giovani, nell’accompagnamento delle persone più fragili, nelle realtà educative e sociali, in Italia come nelle missioni.

È nelle diverse realtà che questa scelta educativa prende concretamente forma, secondo i luoghi, le necessità e le possibilità di ciascuna Congregazione.

La congregazione delle suore di San Giuseppe di Aosta ha una scuola Infanzia-Primaria, gestita dalla Congregazione ma con una dirigente laica, e due suore vi lavorano con gli insegnanti laici. La scuola esiste dal 1967, è una scuola paritaria.

In Costa d’Avorio sono presenti tre scuole primarie, una nella Capitale Abidjan e due in una zona piuttosto povera dove scarseggiano le strutture scolastiche. In Madagascar uno dei più grandi lavori è l’educazione, l’insegnamento. Dove lo Stato non arriva allora le Chiese di diverse le confessioni suppliscono. Le comunità religiose maschili e femminili con l’educazione sono presenti anche nelle zone più remote e isolate dell’Isola. La Congregazione di Aosta partecipa a quest’opera pastorale di educazione in quindici (15) scuole, la maggior parte dalla materna fino alle medie, e in quattro scuole fino alla maturità. Ci sono più di 15000 alunni. Le scuole possono essere della congregazione (7 scuole), parrocchiali (5) ma la gestione è completamente della Congregazione, e in scuole di altre congregazioni (3). In tutte queste strutture si segue il programma educativo nazionale ma in più viene data una preparazione religiosa e civica per la vita. L’educazione in Madagascar ha un posto molto importante perché le scuole pubbliche mancano e così pure gli educatori. Le suore hanno capito dal loro arrivo in Madagascar nel 1965 il posto essenziale dell’educazione e hanno aperto la scuola dal 1966 ad Analamahitsy, allora zona periferica della capitale.

Per la provincia di Chambery le sorelle inserite nel campo educativo a Pinerolo (TO) l’Istituto Maria Immacolata (che il 3 ottobre festeggia i suoi 90 anni) ospita tre ordini di scuola: la Primaria e la Scuola Secondaria di primo e secondo grado, accompagnando circa 540 allievi. Le suore che collaborano e che ricoprono incarichi di responsabilità sono ormai pochissime e una soltanto è docente ma lo stile educativo è arricchito da ottimi laici e laiche che respirano il carisma di Padre Médaille vivendo con entusiasmo e competenza questa missione.

Nella diocesi di Torino una sorella è impegnata nell’insegnamento della religione a ragazzi delle Superiori mentre dalla comunità di Piossasco ogni giorno un’altra sorella si reca in un paesino dove da parecchi anni è maestra in una Scuola Primaria Statale.

Nella diocesi di Alba una suora si dedica all’insegnamento della religione nella scuola Materna statale e un’altra è responsabile di un doposcuola per ragazzi in difficoltà.

A Pisa una sorella è docente di sostegno in una scuola Primaria statale e un’altra insegna religione in una Scuola Statale di Secondo grado. L’attenzione educativa non si esaurisce però nell’insegnamento: si apre all’accoglienza, all’accompagnamento e alla vicinanza a chi vive situazioni di maggiore fragilità.

Nella città di Ravenna la comunità di suore accoglie giovani stranieri proponendo anche corsi di italiano così come a Torino (Barriera di Milano, zona particolarmente complessa) presso la Parrocchia di Gesù Lavoratore dove esiste anche un doposcuola per ragazzi con problematiche diverse.

A Foligno una suora collabora par-time in una scuola Primaria che un tempo era gestita dalle suore mentre a Roma una sorella è inserita nella scuola materna del Casaletto (anche questa non più gestita dalla Provincia di Chambery). Inoltre, in campo educativo è presente una suora anziana di Pinerolo che, per due giorni alla settimana, si sposta in una scuola primaria a 15 km per offrire ancora sostegno, presenza e attività manuali e religiose.

In tutte queste realtà e situazioni la sfida educativa è davvero grande ma è importante ed urgente affrontarla con impegno là dove si ha ancora qualche risorsa e possibilità di presenza: chiedendo a San Giuseppe di donare le sue virtù e qualità di educatore aiutando così a testimoniare questo bel Carisma.

Per quanto riguarda l’Istituto Suore di San Giuseppe, la presenza delle suore nell’ambito scolastico in Italia, vede impegnate solo due suore nell’insegnamento della religione cattolica in due scuole, infanzia e secondaria di primo grado, nelle Marche e non più di nostra gestione.

Ampia presenza, invece, per quanto riguarda la realta’ africana: a Kisanji, Gungu, Kimbamseke, Plateau, Uvira, Kilomoni e Panzi nella scuola elementare e secondaria, inoltre a Kisanji e Kimbanseke presenti anche nell’Istituto Tecnico medico per formare il personale infermieristico. In Ciad e Centrafrica non abbiamo scuole e le suore insegnano in scuole delle diocesi

La Congregazione di Cuneo, attualmente, è presente nel mondo dell’educazione e nella Repubblica Democratica del Congo in modo speciale nel mondo della scuola. A Selembao, nella città di Kinshasa, è presente una scuola che comprende i tre principali livelli dell’istruzione: scuola dell’infanzia, scuola primaria e scuola secondaria. Accanto a questa realtà, diverse suore sono impegnate in altre scuole della Diocesi e di enti privati, dove svolgono il loro servizio come dirigenti scolastiche, direttrici e insegnanti. In Camerun le suore hanno una propria scuola dell’infanzia a Mora, inoltre lavorano nelle scuole delle Diocesi di Mora, Salak e Yakang. Le sorelle che operano nelle scuole diocesane ne hanno la direzione.

In America Latina, in particolare in Brasile e Argentina, l’educazione rappresenta un impegno concreto per rispondere alla grande povertà che colpisce soprattutto le persone più fragili. Per questo, le suore promuovono e sostengono diverse realtà educative e di accoglienza: scuole dell’infanzia, casa per minori, case famiglia e attività di doposcuola, offrendo ai bambini e ai ragazzi un ambiente sicuro, educativo e attento alle loro esigenze.

Guardare a questi servizi significa allora non soltanto raccontare ciò che viene fatto, ma riconoscere una modalità comune di essere accanto alle persone. Le diverse opere educative delle Congregazioni diventano così espressioni concrete di una stessa chiamata: accogliere per educare, perché “il vostro zelo sarà sempre proporzionato all’amor di Dio presente nel vostro cuore: fate che scaturisca da un grande amore e sarà grande” (MP XI, 1).