Nel dipinto di Van Gogh: Il seminatore al tramonto, il grande disco del sole immerge lo sfondo del cielo in un giallo intenso e carico e il terreno risponde con un blu caliginoso e con macchie di viola brillante. Abbiamo come uno scambio dei colori e della realtà. Il campo, normalmente giallo, viene riprodotto in blu, e il cielo, di solito azzurro-blu, è colorato in giallo: il cielo è passato in terra mentre questa è salita al cielo (cfr. D. Dorini). L’incarnazione di Cristo è questo: una sorta di scambio tra cielo e terra perchéla terra riscopra la salita che dal basso porta in alto.
In una delle sue preghiere, padre Médaille scrive: “Nella tua Incarnazione …vedo ed ammiro i tuoi ineffabili abbassamenti. In questo mistero sei un Verbo annientato!” (EC II, I). Il suo sguardo interiore si ferma sul mistero dell’abbassamento del Verbo che la Parola di Dio canta nell’Inno della Lettera ai Filippesi (2,5-9). Padre Médaille sembra consapevole che, soprattutto parlando di “annientamento” – termine comune agli autori spirituali francesi del 17° secolo – si possono fare degli scivoloni e subito offre una guida per il nostro cammino e non una guida qualsiasi, ma lo stesso Gesù. Per questo, scrivendo sull’umiltà, la prima massima invita: “Annientatevi sempre in onore del Verbo Incarnato che per amore si è annientato per voi” (III,1). Gli occhi del cuore siano rivolti a contemplare Cristo, Verbo incarnato.
L’Inno ai Filippesi di san Paolo ci dice che il nostro non è un Dio che “sale”, è un Dio che “scende”. I padri della Chiesa usano un vocabolo molto efficace per indicare la discesa di Dio (“sunkatabasi”) che vuol dire: “una discesa precipitevolissima”. Gesù scende per amore e così ci precede sulla strada della discesa. E padre Médaille, nelle Massime di perfezione indicherà il cammino da percorrere per seguire Gesù, il primo umile.
Possiamo, tuttavia, correre sempre il rischio di leggere in chiave moralistica le parole di padre Médaille e questo non è certo il suo intento perché egli è un mistico. Così il suo invito, con riferimento a san Paolo, a “spogliarsi di sé per rivestirsi di Cristo”non ha nulla a che fare con il volontarismo: noi sappiamo certo cambiare l’abito, ma rivestirci di Cristo proprio non ce la facciamo. L’ascesi viene dopo la mistica, non la precede. Padre Médaille direbbe: è il prezzo che dobbiamo pagare per consentire alla vita di Cristo, dono dello Spirito Santo, di riversarsi su di noi. La grazia, come scrive Bonhoeffer, è sempre “grazia a caro prezzo”. E san Francesco di Sales scrive: “Non abbassiamo gli occhi senza umiliare il cuore; non giochiamo a fare gli ultimi se non intendiamo esserlo per davvero”.
Padre Médaille, in conclusione, ci invita: “Abbiate in voi gli stessi sentimenti di Cristo Gesù” (Fil 2,5). È la via sicura e diritta per vivere il Vangelo e per rendere la nostra vita almeno una piccola fessura della Sua.
