“La carità ha due piedi, che sono i precetti dell’amor di Dio e del prossimo. Vedi di non zoppicare, ma corri con ambedue i piedi fino a Dio… Se avrai la carità, avrai tutto; senza la carità nulla ti gioverà, qualunque cosa tu abbia” (Sant’Agostino).
Padre Médaille dà un “volto” alla Congregazione, quello di “essere una congregazione del più puro e perfetto amore” (Lettera Eucaristica 26), Il cammino per vivere la carità verso Dio è indicato dal capitolo IX delle Massime di perfezione. Punto di partenza è l’antica parola: Shemà Israel: unico è il Signore (massima 1). Per non smarrire la tua anima, ascoltaquelle parole che porti scolpite nel cuore. E dall’ascolto ecco irrompere la novità di un amore dall’apertura totale a Dio: è un amore “largo”, che abbraccia tutti anche il nemico; è un amore “ardente” che sceglie ciò che è gradito a Dio; è un amore “profondo, che è al centro del cuore e che nulla può sradicare; è un amore “attivo” e si esprime nelle opere di bene. Padre Médaille, citando san Paolo (Romani 8,35-39) si chiede:” Chi mi separerà dalla carità del mio Dio e di Gesù Cristo?”. E risponde: niente e nessuno (massima IX,12).
Ricevuta come un dono dalla sorgente che è la Trinità, la carità si nutre dell’Eucaristia, che padre Médaille chiama “l’Amore degli amori”. Egli ha intuito come doveva essere la piccola associazione nascente proprio dalla contemplazione dell’Eucaristia che è, quindi, “il luogo storico degli inizi del Piccolo Disegno” (Enrico Masseroni). Anche se nei testi di spiritualità: Massime di perfezione e 100 massime non troviamo alcun accenno a questo “mirabile” sacramento, intenso è l’amore che nutriamo per l’Eucaristia: da questo pane il Piccolo Disegno ri-nasce e in questo pane vive.
L’amore per Dio discende a cascata e rimbalza in un agire concreto verso gli altri senza i quali sarebbe ambiguo e illusorio. Padre Médaille usa, per indicare gli “altri”, la parola “prossimo”, termine che deriva dal latino “prope”: vicino, e ne è il superlativo: “vicinissimo”. Il suo opposto è “estraneo”, da cui deriva “straniero”, chi non mi riguarda. E due aggettivi accompagnano la parola “prossimo”: “caro”, che ha in sé una nota affettiva di tenerezza e “ogni”, che va contro la tentazione di classificare le persone: “amate tutti i vostri fratelli sempre e senza riserve” (massima VIII,2).
Padre Médaille ci consegna una sorta di “Decalogo della carità”: dieci massime (capitolo VIII), che presentano altrettante sfumature dell’amore per il prossimo. E lo sfondo da cui, di volta in volta, tali sfumature emergono è l’Inno alla carità di San Paolo (1Corinzi 13,1 ss.). La caritànon manca di rispetto, tutto scusa (4); perdona e non tiene conto del male ricevuto (5); è benevola (6); è magnanima (7); non cerca il proprio interesse (9); non si vanta, non si gonfia d’orgoglio (10). Una espressione ritorna spesso negli scritti di padre Médaille: “la vostra carità deve essere piena di misericordia”. Formata da “miseri” e da “cuore”, la misericordia indica l’incontro del cuore di Dio con la nostra miseria, perché i miseri siamo noi; è lasciare che il cuore di Dio entri nel nostro cuore e lo cambi. Solo così la nostra carità potrà essere “piena di misericordia” e noi, che siamo scarsamente misericordiosi, poco inclini a chinare il nostro cuore sui miseri, sapremo offrire ad ogni prossimo almeno un “assaggio” della bontà e della tenerezza del Padre.
Nel momento in cui ci ritroveremo davanti a Dio, la grande domanda non sarà: “Come ho vissuto?”, bensì: “Come ho amato?”. La prova finale di ogni ricerca della salvezza sarà l’Amore. E Padre Médaille, maestro nel fare sintesi, conclude la Lettera Eucaristica con un invito semplice, breve e straordinario: “saranno tutte per Dio e per il prossimo, nulla per se stesse. Dio si degni operare le sue meraviglie nella misura che a lui piacerà” (51).
