Incontro di formazione online “L’abuso spirituale nella vita religiosa”

Domenica 1° marzo la Commissione “Tutela” della Federazione ha organizzato un incontro online dalle ore 15.30 alle ore 17.00 con don Ferruccio Ceragioli per tutte le suore della Federazione sul tema “L’abuso spirituale nella vita religiosa”.

Il collegamento è iniziato con il benvenuto di Madre Lucia Gallo, Presidente della Federazione, al relatore e il suo saluto a tutte le presenti. Suor Enrica Moia ha, quindi, presentato don Ceragioli, sacerdote della Diocesi di Torino e professore di Teologia Fondamentale presso la Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale.

Dopo una breve preghiera, è iniziato l’intervento di don Ceragioli, che ci ha immediatamente conquistate per la sua capacità di parlare in modo pacato e con un linguaggio alla portata di tutte su un tema così complesso e facilmente oggetto di polemiche. Invece, il relatore ha sviluppato il suo argomento alla luce del Vangelo, facendo sempre riferimento a come Dio usi il suo potere a servizio della vita

Per liberarci da ogni complesso di superiorità, don Ceragioli ha iniziato col dire che ognuno di noi è in realtà vulnerabile, ma anche vulnerante, capace di ferire. Mentre, fino ad alcuni anni fa, si sottolineava soprattutto la personalità, spesso patologica, dell’abusatore, oggi l’attenzione si sposta anche su certi contesti, che potrebbero favorire gli abusi.

L’abuso è sempre un abuso di potere, ma il potere di per sé non è negativo, è una responsabilità il cui valore dipende da come viene usata. In Matteo 28,18 Gesù afferma: “Ogni potere mi è stato dato in cielo e in terra”, ma Egli assicura di essere venuto a “servire e non ad essere servito”. Gli apostoli non comprendono subito la sua logica, litigano su chi tra loro sia il più grande. Se vogliamo essere “più grandi” riduciamo gli altri ad essere “minori”. Non è la logica di Dio che ci vuole tutti vincitori, senza scartare nessuno.

Ci può essere il pericolo di diventare vittime di una “vertigine di potere”. Per non cadervi, don Ceragioli ha consigliato alcuni comportamenti che possono servire da rimedi:

  • mettere sempre al centro i più deboli e poveri;
  • favorire la collaborazione e la corresponsabilità;
  • imparare a gestire i conflitti;
  • essere trasparenti.

Don Ceragioli è, quindi, passato a definirci con maggior precisione i concetti di “abuso di coscienza” e di “abuso spirituale”. La coscienza è l’eco della voce di Dio in ognuno di noi. L’abusatore vi insinua la sua voce, per impossessarsi della sua vittima dall’interno. Si creano dei rapporti di dipendenza e si verifica un annullamento della coscienza dell’abusato, sostituita da quella dell’abusatore.

Nell’ “abuso spirituale” a tutto questo si aggiunge la dimensione spirituale di un’autorità, morale o religiosa, che approfitta del suo ruolo o della sua aura spirituale. L’obbedienza all’abusatore viene presentata come obbedienza alla Volontà di Dio. Così si danneggia il rapporto del vulnerabile con Dio e si rischia di deformarne la visione. È una sorta di sacrilegio.

La Chiesa ha sempre insistito sulla distinzione tra foro interno e foro esterno. Bisogna guardarsi dalle confusioni e le persone devono poter vivere ed esprimere la propria libertà. Nessuno può diventare la “regola” di un altro. I confini vanno rispettati.

Nella Vita Religiosa possono esserci dei rischi. Il superiore esercita il servizio dell’autorità; non occupa il posto di Dio, ma cerca la verità mediante il discernimento e la preghiera che lo porta a saper vedere la persona di Cristo in chi lo ubbidisce.

Questi sono alcuni dei pensieri trasmessi nel corso di questo incontro e che non è facile riassumere in poche righe!

Suor Nicoletta Danna