Narrare ancora di lei

suor Patrizia Graziosi, Istituto
Anniversario del “dies natalis” di madre Saint-Jean FontbonnePerché narrare ancora di Madre Saint-Jean Fontbonne nell’anniversario del suo “dies natalis”? Perché non è morta.

Delle cose morte non racconti nulla, fai solo delle celebrazioni ridondanti di enfasi. Di una persona come lei tu puoi raccontare, perché la senti viva, percepisci ancora il vibrare del suo cuore di Madre nella vita del Piccolo Disegno. Con lei una storia, che sembrava conclusa, ricomincia grazie al suo coraggio nel seguire il Signore e i suoi disegni a volte così misteriosi.
È la nostra storia, è la storia del Piccolo Disegno che sentiamo segnata da due parole, un vero e solido programma di vita: “Deo gratias!” e “Fiat”.
Durante gli orrori della Rivoluzione francese, madre Saint-Jean Fontbonne era rinchiusa insieme ad altre suore nel carcere di Montfranc. “Verso la fine di luglio 1794 uno dei carcerieri le disse sghignazzando: «Cittadina, domani tocca a te!». «Deo Gratias!», gli rispose Madre Saint Jean. Il 27 luglio, quando si aprì la loro cella, le suore offrirono le mani per essere incatenate, ma quasi incredule si sentirono dire: «Cittadine, voi siete libere!». Robespierre era stato ghigliottinato”.
Deo gratias! Madre Saint-Jean, pensando di affrontare il martirio, esprime la gratitudine a Dio nel momento tragico della prova, ma per noi è anche il “Deo gratias” della sua liberazione.
Quando le fu chiesto dalla Chiesa di restaurare la Congregazione delle Suore di San Giuseppe, dal suo cuore e dalle sue labbra uscì un verbo così caro alla storia della salvezza: “fiat!”. Quando morì il 22 novembre 1843 aveva aperto più di 200 comunità religiose in Francia e sparso i semi di più di 40 nuove Congregazioni giuseppine nel mondo che da lei ebbero inizio e che oggi la ricordano recando in sé le impronte del suo cuore di Madre.
E se “Deo gratias!” e “Fiat!” fossero l’augurio di Madre Saint-Jean per noi nel giorno in cui ricordiamo la sua nascita al cielo? Perché l’augurio non svanisca lo dobbiamo custodire come dono prezioso, non in una cassapanca insieme a cose che altri vi hanno riposto, ma come una sentinella di guardia sulle mura della città. Custodire in noi l’opera di Dio è l’atteggiamento che la vita sempre cerca di insegnarci, è quel cammino di fiducia che non ci toglie nessuna responsabilità, ma ci invita a riconoscere chi è l’autore della storia.

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