Poter parlare di fragilità

dal Weekend della Parola
Le mie fragilità«Tante cose, mi porto a casa. Intanto l'emozione per il tema del weekend, un posto dove poter parlare della fragilità, che per me voleva già dire tanto.

Delle prime letture mi ha colpita il non avere paura, io sarò con te. Sulle fragilità: non è stato facile dare un nome e alla fine sono arrivata a descriverle quasi come caratteristiche, non fragilità. Ma la vera fragilità stava sotto, e tutte si collegavano al fatto di non avere paura. Se ti senti amato, così come sei, con le tue caratteristiche, in realtà sono forza e non una fragilità. Quindi, toccandole da una parte o dall'altra, alla fine arrivando di fronte a Lui, queste parti non diventavano più un problema. Il Paralitico è una cosa che mi tocca: quanto il Signore fosse subito interessato ed era concentrato all'anima. Poi il segno l'ha dovuto dare per tutti quei farisei. Mi ha ricordato una problematica di mio fratello, che ha una disabilità, che lo rattrista, lo angoscia, e quindi... mi piacerebbe essere quella persona che lo porta da Gesù cercando in qualche modo di avvicinarlo, perché sono sicura che se andasse e venisse toccata quella disabilità, non avrebbe più questo grosso dolore nel cuore». Una partecipante

«Susa, quando arrivo qua è la mia seconda casa e questo lo dico per quelli che sono venuti per la prima volta, è il luogo dove sentirsi e potersi riposare. In questo weekend, non sono uscito nel giardino, ma ho riposato. Ho riposato pensando, riflettendo sulle varie parole. Mi porto a casa la perla che nasce da una ferita. Queste ferite che noi ci portiamo, che possono essere piccole e grandi, comunque poi diventano qualcosa di grande, se noi le sappiamo apprezzare. Potremmo anche non apprezzarle e allora diventano qualcosa di infelice, invece guardare che da quella ferita, da quel passaggio non voluto, possiamo diventare migliori e possiamo contare qualcosa di grande, ci aiuta ad accettare e crescere proprio a partire dalle nostre fragilità». Un partecipante

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