Quando il Signore vuole realizzare un “suo disegno” non si rivolge ai grandi della storia, ma parla ai piccoli, a quelli che hanno lo sguardo puro e il cuore accogliente, che lo sanno vedere nella trasparenza di un’Ostia. E padre Jean-Pierre Médaille, gesuita francese (1610-1669), è uno di questi piccoli.
Nel 1646 egli incontra alcune giovani di Saint-Flour (cittadina dell’Alvernia) che desiderano consacrarsi a Dio ma fuori dalle mura della clausura, per un servizio di carità al prossimo in una Francia devastata dalla guerra dei trent’anni. Ma nel 1600 la vita religiosa femminile era solo claustrale. Padre Médaille ascolta, attende, prega e, infine, scrive le intuizioni maturate in contemplazione davanti all’Eucaristia: “Il Signore mi ha fatto vedere…”. Nasce così la Lettera Eucaristica, lampada dove arde il fuoco del carisma e dove iniziano a prendere forma le linee di un progetto dai contorni ancora sfumati, ma “nuovo”, bello e originale come solo Dio lo può pensare.
Nella Lettera troviamo il cuore del Piccolo Disegno (Petit Dessein): la comunione o “duplice unione” con Dio e con il “caro prossimo” (29). Ecco il primo campo di apostolato di quelle giovani all’interno della Chiesa del loro tempo, come del nostro. È il desiderio struggente dell’unità, per cui Gesù ha pregato prima di morire: “Siano una cosa sola…” (Giovanni 17,21). È “il cuor solo e un’anima sola” che animava la prima comunità cristiana (Atti 4,32). È un progetto “alto”, di una bellezza inspiegabile, certamente al di là di ogni umana fantasia, un progetto che vede insieme suore e laici nella missione di costruire l’unità di tutti in Cristo. Ed è un progetto minuscolo alla partenza, come un germoglio quando si affaccia alla luce del sole, ma che diverrà un grande albero tra i cui rami gli uccelli faranno il loro nido. Il progetto ebbe inizio ufficialmente il 15 ottobre 1650.
L’albero del Piccolo Disegno vedrà, nel corso del tempo, un alternarsi di stagioni: la fioritura della primavera e la stanchezza di un autunno incombente, il rinnovarsi della vita e il suo decadimento. Come recita un proverbio africano: “Se non sai dove andare, torna al punto di partenza, alla sorgente, all’inizio, a quella sapienza che sorregge il mondo”. Il risalire alla sorgente, non per una sorta di nostalgia che si può rivelare sterile, ma per fare memoria delle radici, aiuta a ritrovare l’integrità dell’origine, la passione che l’ha generata, l’ardore che l’ha nutrita. Ed è sempre e ancora la Lettera Eucaristica a dipingere le linee essenziali del “disegno”.
Perché il sogno del Piccolo Disegno possa continuare nel tempo, Padre Médaille esprime un augurio che in realtà risuona come una consegna: “sarete felici se manterrete questo spirito di piccolezza” (10). Egli usa il verbo al futuro: “sarete”, perché il suo sguardo profetico va oltre il tempo presente e canta un avvenire già intravisto. L’umiltà è ciò che attira lo sguardo di Dio, ci dice Maria nel Magnificat, e i piccoli del Regno sono la traccia di Dio nel presente e non c’è spiegazione se non quella data da Gesù: “perché, o Padre, così hai deciso nella tua benevolenza” (Luca 10,21).
