Piccolezza

 

Nell’ingresso dell’Istituto di San Giuseppe a Saint Flour, è conservata una decorazione murale che raffigura un grande albero: “L’arbre aux oiseaux”, tra i cui rami molti uccelli hanno costruito il nido. A lato, un seminatore lancia il seme nel terreno e un piccolo ramoscello cresce ai piedi dell’albero. Il dipinto è accompagnato da una scritta che lo spiega: “Come un grano di senape che diventa la più grande di tutte le piante”. Piccoli il seme e il germoglio, grande l’albero, come è descritto nel Vangelo di Matteo.

L’immagine del granello di senape parla di piccolezza: “è il più piccolo di tutti i semi”, e di grandezza: “diventa più grande di tutte le piante dell’orto”; e dice anche vitalità: “fa rami così grandi che gli uccelli del cielo possono fare il nido alla sua ombra”. La condizione perché questo avvenga è che la terra sia “buona”, capace di accogliere il seme che germoglierà e diverrà prima fiore e poi frutto. Il granello di senape diventa così il simbolo della nostra realtà più profonda che, all’apparenza, può sembrare piccola come una briciola, ma che stupisce per la forza vitale che racchiude.

La logica del Regno di Dio stravolge la nostra tendenza a misurare tutto con il metro della quantità. A noi piacciono i grandi numeri, quelli che fanno rumore, che esprimono ostentazione. Padre Médaille, invece, ama i piccoli numeri, come Gesù. Egli incomincia sempre a contare partendo dal “nulla” (pari a zero), per arrivare al “tutto” o alla “sovrabbondanza”: “Mi pare di intravedere la nostra associazione, che in realtà non è nulla, stabilita in molti luoghi” (Lettera Eucaristica 8). Nulla – molti. È il niente che contiene il tutto qualora accetti di lasciarsi giocare dalle mani giuste. “Ciò che trovo miracoloso in questo nuovo Disegno è che … lo vedo spoglio di tutto. Tuttavia, grazie alla bontà divina, avrà tutto in sovrabbondanza” (Lettera Eucaristica 11-12). Spoglio di tutto e sovrabbondanza: due estremi che non si elidono ma che, nello stile di Dio, si richiamano, anzi uno, la piccolezza estrema, è la condizione dell’avverarsi dell’altro, la sovrabbondanza.

Dove ha imparato Padre Médaille i principi di questa strana matematica? Dal Vangelo che sembra saper contare solo fino a dieci: raramente la numerazione supera il primo numero a due cifre. Da uno a dieci: i primi numeri contengono il tutto, sono la grammatica di qualsiasi altra moltiplicazione.

Padre Médaille ci consegna una prima importante lezione evangelica: è dal piccolo che dobbiamo iniziare, imitando lo stile di Gesù. Il Vangelo è affidato alla fragilità degli apostoli e non all’intelligenza dei “primi della classe”: è la logica del granello di senape, del pizzico di lievito, dei piccoli numeri, degli strumenti fragili, capaci però di contagiare di Vangelo e di nuova vita le persone che incontrano.

E non da ultimo, la piccolezza è una dimensione dello spirito che custodisce come in uno scrigno il segreto della gioia: “Quanto sarà felice la nostra istituzione se manterrà questo spirito di piccolezza…nel tempo e persino, se Dio volesse, nell’eternità” (Lettera Eucaristica 10).