ANDRATE – Due giornate intense di ascolto, confronto e discernimento hanno caratterizzato il nostro incontro promosso dalla Commissione di formazione svoltasi ad Andrate, dove l’intervento di padre Semeraro ha arricchito di riflessioni e spunti di crescita, un’assemblea che si è scoperta sempre più unita nel cammino di Comunione e di relazioni di amicizia e ‘sorellanza’.
Al centro dell’incontro vi è stata la necessità di leggere con lucidità i cambiamenti che stanno attraversando la Chiesa, gli Istituti religiosi, le nostre congregazioni. Padre Semeraro ci ha invitate a non fermarci alla nostalgia del passato, ma a riconoscere le nuove sfide poste dall’invecchiamento delle comunità, dalla diminuzione delle vocazioni e dalla crescente complessità della società contemporanea.
«La missione non coincide con la gestione», è stato uno dei messaggi più incisivi emersi dal confronto. Siamo state incoraggiate a recuperare tempo ed energie per la testimonianza, l’ascolto e l’accompagnamento delle persone, delegando quando possibile le responsabilità amministrative e organizzative.
Ampio spazio è stato dedicato anche alla questione della cura delle sorelle anziane. Padre Semeraro ha sottolineato come l’assistenza agli anziani rappresenti una responsabilità importante, ma ha evidenziato la necessità di individuare soluzioni che permettano alle comunità di continuare a vivere la propria missione senza che tutte le forze vengano assorbite dall’assistenza interna.
Alla domanda: “La vita consacrata ha un futuro?” P. Semeraro risponde che la vita Consacrata ha un futuro, la vita religiosa (all’ interno della vita consacrata), come l’abbiamo conosciuta, è invece giunta al suo compimento. Accanto alla vita religiosa comunitaria continuano infatti a svilupparsi nuove forme di consacrazione caratterizzate da una maggiore dimensione personale e da modalità differenti di presenza ecclesiale. Quartieri, spazi pubblici, ambienti di incontro e di ascolto possono diventare nuove frontiere della testimonianza evangelica, in una società nella quale molte persone sono alla ricerca di senso, relazioni autentiche e punti di riferimento.
Abbiamo affrontato anche il tema dell’interculturalità e delle relazioni tra comunità appartenenti a continenti e culture diverse. È stata evidenziata l’importanza di costruire rapporti fondati sulla corresponsabilità, evitando sia dipendenze economiche sia modelli che non tengano conto delle differenti realtà culturali e antropologiche.
A conclusione dei lavori, ognuna ha ricevuto un piccolo germoglio come segno concreto del cammino intrapreso. Un simbolo semplice ma eloquente: le riflessioni condivise non sono destinate a rimanere parole, ma chiedono di essere coltivate e tradotte in scelte capaci di generare vita nuova nelle comunità.
P. Medaille, presente in ogni nostro incontro personale e di gruppo, ha pregato con noi: “Dio si degni operare le sue meraviglie nella misura che a lui piacerà” (L.E. 51)
Suor Natalia (Chambery)




